Domande e Risposte

Che cos’é uno sciopero fiscale?

Cosa significa legalizzare lo sciopero fiscale?

Qual’è la differenza tra una protesta fiscale e uno sciopero fiscale legalizzato?

Come potrebbe avvenire uno sciopero fiscale, una volta che fosse approvata la legge sulla legalizzazione dello sciopero fiscale?

Quali sono i vantaggi di una legge sullo sciopero fiscale?

Operativamente, com’é possibile raggiungere la legalizzazione dello sciopero fiscale?

Un esempio pratico di uno sciopero fiscale legalizzato?

Un altro esempio di uno sciopero fiscale legalizzato?

Che cosa rappresenta la legalizzazione dello sciopero fiscale per l’Associazione Democrazia per Azioni?

Quali sono gli obiettivi dell’Associazione democrazia per azioni?

 


Che cos’é uno sciopero fiscale?

La deliberata scelta di non pagare una o più tasse in quanto non ci si riconosce più nella politica governativa o statale, oppure perché si ritiene che i comportamenti dell’apparato pubblico vadano contro i diritti umani.
Tale comportamento può essere assunto sia singolarmente sia da una collettività più ampia ed organizzata.
Citiamo il caso di Henry David Thoreau (1817 -1862) filosofo, scrittore ed attivista americano, che ha ispirato i primi movimenti di non violenza; una sua citazione recita:

“Non mi interessa seguire il percorso del mio dollaro – ammesso ch’io possa farlo, finché questo non compra un uomo, o un moschetto con il quale sparare a qualcuno, il dollaro è innocente – ma mi preoccupo di seguire gli effetti della mia obbedienza.”

Egli, ritenendo che la guerra messicano-statunitense fosse sbagliata, fedele alle sue convinzioni, vi si oppose, ben sapendo che essa non poteva svolgersi se non col consenso e quindi col contributo economico dei cittadini americani; decise, in ossequio ai principi della propria coscienza, di violare apertamente la legge e non pagare più le tasse, accettando liberamente la conseguente carcerazione.

Citiamo altresì il caso del Mahatma Gandhi e del suo impegno non violento per l’indipendenza dell’India; tra le iniziative intraprese, ricordiamo la famosa marcia del sale, che si svolse a partire dal 12 marzo 1930.
Tale manifestazione non violenta aveva l’obiettivo di colpire la tassa sul sale, ove vigeva un assoluto monopolio britannico: Gandhi ed i suoi marciarono per oltre duecento miglia presso le rive dell’oceano, raccogliendo un pugno di sale dalle saline per rivendicarne simbolicamente il possesso da parte del popolo indiano.
L’episodio ebbe molto scalpore in tutto l’Impero indiano, perfino i giornali britannici ne diedero notizia.
Riportiamo qui di seguito uno dei suoi più celebri aforismi:

“La Felicità e la Pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, e non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno”


Cosa significa legalizzare lo sciopero fiscale?

Quando vi è una forte opposizione a determinate politiche del governo, sia da un punto di vista civile sia economico, oppure quando nasce un’opposizione allo Stato causata dal non corretto funzionamento delle sue istituzioni democratiche perché svilite di ogni sostanza, una delle strade che si possono intraprendere – oltre alla rivoluzione armata – è la disobbedienza civile: una forma di lotta politica, attuata da un singolo individuo o più spesso da un gruppo di persone, che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta.

Tale violazione però deve essere svolta pubblicamente alla luce del sole, affinché si rendano evidenti a tutti, ed immediatamente operative, le sanzioni previste dalla legge stessa.
Una delle forme più efficaci di disobbedienza civile è la protesta o sciopero fiscale, come quello attuato singolarmente da Thoreau o in maniera più evoluta ed organizzata da Gandhi.
Legalizzare la possibilità di effettuare lo sciopero fiscale è un gesto di estrema democrazia, in quanto permette al cittadino di riappropriarsi della propria sovranità, la quale comporta diritti ma, in ultima analisi anche grandi responsabilità nei confronti di tutta la collettività e delle sue istituzioni.


Qual’è la differenza tra una protesta fiscale e uno sciopero fiscale legalizzato?

Nel caso di una protesta fiscale, si commette coscientemente un reato, quindi è doveroso aspettarsi la relativa sanzione, in quanto occorre portare la propria personale testimonianza alfine di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Se ci fosse una legge che normasse la possibilità di indire uno sciopero fiscale – al presentarsi di certe circostanziate condizioni – si permetterebbe al cittadino, nell’alveo di un comportamento assolutamente legale e legittimato, di migliorare ed ottimizzare le funzionalità dello Stato e del Governo, perché vi sarebbe un reale potere di controllo sulla cosa pubblica.

Oggi la società civile, tramite il voto elettorale, non è assolutamente in grado di incidere sulle dinamiche politiche oramai appannaggio dei soli politici di palazzo; al contrario, con una legge che garantisse la possibilità dello sciopero fiscale, il Popolo sarebbe nuovamente e legittimamente posto al centro della vita politica.


Come potrebbe avvenire uno sciopero fiscale, una volta che fosse approvata la legge sulla legalizzazione dello sciopero fiscale?

Un estratto della dichiarazione di indipendenza siglata il 4 luglio 1776 al Congresso di Philadelphia recita:

“Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia
abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire.”

Una legge che preveda la possibilità di indire uno sciopero fiscale dovrebbe partire dallo stesso spirito che ispirò i coloni americani durante la stesura della loro dichiarazione di indipendenza dalla corona inglese: senso di responsabilità ed amore per la libertà.

Per la nostra Associazione Democrazia per Azioni, indire uno sciopero fiscale -una volta che sia stato legalizzato – dovrebbe essere un evento di natura eccezionale nella vita democratica di uno Stato; ragion per cui ogni iniziativa in tal senso dovrebbe essere supportata da una raccolta firme pari almeno al 5% dell’intera popolazione.

Esperiti i passaggi formali come il controllo della validità di ciascuna firma da parte delle istituzioni preposte – lo stesso accade oggi per i referendum – l’iniziativa verrebbe sottoposta al giudizio della Corte dei Conti ad esempio, o comunque di un organo terzo di vigilanza, la quale dovrebbe fornire un giudizio di merito, verificando l’opportunità della richiesta secondo criteri oggettivi contenuti nella legge sulla legalizzazione dello sciopero fiscale.
Qualora il procedimento dovesse essere giudicato corretto e circostanziato si indirà lo sciopero fiscale: i cittadini saranno chiamati – per quella tassa specifica oggetto dello sciopero- a pagare, nel caso in cui ritengano che il servizio che ricevono in cambio sia equo, o a non pagare in caso contrario.

È pacifico che non si potrà più indire lo sciopero fiscale sul medesimo oggetto nei successivi cinque anni.


Quali sono i vantaggi di una legge sullo sciopero fiscale?

  • Responsabilizzare lo Stato: se lo sciopero fiscale potesse colpire le risorse pubbliche spese male sia per malagestione sia per scelte politiche non condivise con il Popolo, lo Stato vedrebbe decurtate le proprie funzionalità e conseguentemente dovrebbe reagire o risollevandosi migliorando la risposta pubblica, oppure retrocedendo lasciando avanzare nuove risposte democratiche in ossequi ai principi repubblicani.
  • Fare emergere l’evasione fiscale: chi non paga le tasse gioca sul fatto che la maggioranza – onesta- le continuerà a pagare, anche se i servizi offerti dalla pubblica amministrazione dovessero peggiorare l’evasore continuerebbe a godere di un doppio vantaggio: il primo è che non pagando i servizi, qualunque sia il loro livello sarà per lui comunque un guadagno, il secondo è che coi ricavi rivenienti dalla propria evasione fiscale egli potrà ottenere servizi privati di qualità superiore, innescando in questo modo una circolo vizioso a solo danno della cosa pubblica e del resto della società civile. Al contrario, uno Stato che abbia introdotto nel proprio ordinamento legislativo la possibilità di indire uno sciopero fiscale da parte della società civile, dovrebbe stare molto attento a tollerare un alto indice di evasione fiscale, perché più è alta l’evasione complessiva più si dovranno alzare le tasse e più il livello complessivo di tassazione è pressante più sarà plausibile l’ipotesi di indire lo sciopero fiscale a scapito delle risorse statali.
  • Responsabilizzare i cittadini: durante uno sciopero fiscale legalizzato, chi “farà il furbo” non pagando le tasse per un servizio che comunque ritiene buono, dovrà accettare il rischio che tutti possano fare la stessa cosa, e quindi la possibilità di perdere un servizio effettivamente utile per lui e per il resto della comunità.

 


Operativamente, com’é possibile raggiungere la legalizzazione dello sciopero fiscale?

Chi oggi intraprende iniziative di sciopero o resistenza fiscale si pone al di fuori della legge e della legalità in generale, spesso a causa di uno Stato che assume atteggiamenti predatori in quanto le sue funzioni sono state usurpate da politici che, pur di mantenere status e privilegi, costringono il cittadino, isolandolo nel suo dramma personale, a porsi al d fuori del sistema normativo a seguito di una eccessiva ed ingiustificabile pressione fiscale.

Il nostro intento è di operare all’interno della legalità, fornendo al cittadino strumenti normativi che rendano effettivamente esercitabili i diritti garantiti dalla costituzione italiana: un lavoro ben remunerato, un’istruzione adeguata alle sfide del terzo millennio ed una famiglia; in poche parole, un futuro ed una vita che valga la pena di essere vissuta.
Lo Statuto della nostra Associazione prevede la creazione del Direttivo al raggiungimento di Trentamila soci.

La determinazione di tale soglia, è stata individuata in base al fatto che occorre creare – verosimilmente sull’intero territorio nazionale – una “massa critica” in grado di implementare strutture – circoli – alfine di far transitare alla società civile le idee, gli scopi ed i principi della nostra Associazione, tutti rivenienti dal manifesto/libro politico scaricabile sul sito www.scioperofiscale.it dai soli soci.

Il Direttivo avrà in sintesi il compito di perseguire la legalizzazione dello sciopero fiscale, per restituire al cittadino la possibilità di decidere veramente della bontà delle funzionalità dello Stato in piena libertà, senza alcuna minaccia di sanzioni dispotiche ed autoritarie.
Le iniziative concrete – esclusivamente nell’ambito della legalità – per raggiungere la legalizzazione dello sciopero fiscale, oltre alla necessaria creazione dei circoli territoriali, saranno le seguenti:

1- Indire una petizione alla Camera dei Deputati in base all’art. 50 della Costituzione.
L’istituto della petizione e la tutela del corrispondente diritto è previsto anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
L’art. 44 della Carta europea, infatti, riconosce a qualunque persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo.
Questo diritto è strettamente collegato alla possibilità, riconosciuta agli stessi soggetti, di rivolgersi al Mediatore europeo, secondo l’art. 43 della Carta europea.
A differenza dell’iniziativa legislativa popolare – di cui parleremo in seguito – il diritto di petizione può essere azionato più facilmente perché:

  • non richiede particolari formalità, eccettuata l’autenticazione della firma del proponente;
  • può essere esercitato anche da una singola persona, o da gruppi di più persone comunque senza un numero minimo di firmatari – resta inteso che per dare una valenza politica all’iniziativa ed una rilevanza di caratura nazionale, la soglia minima prevista dall’Associazione non può essere inferiore al numero di soci previsti per la costituzione del direttivo, ossia trentamila;
  • anche se rivolta ad ottenere provvedimenti legislativi, non prevede la formulazione di un disegno di legge vero e proprio, come invece è richiesto per l’esercizio dell’iniziativa popolare;
  • può avere ad oggetto tutte le materie;
  • a fronte di una maggiore flessibilità, vi è da rilevare che le petizioni ricevono una scarsa attenzione da parte del Parlamento, ragion per cui l’istituto è praticamente caduto in disuso nelle ultime legislature, ed anche in quelle precedenti non ha prodotto apprezzabili risultati.

2 – Indire un’iniziativa di legge popolare, la quale si concretizza in un testo scritto già articolato, che possa cioè essere immediatamente discusso ed eventualmente approvato.
Il progetto di legge popolare gode altresì del privilegio di non decadere automaticamente,
sopravvivendo nella successiva legislatura, in occasione dello scioglimento delle Camere.

3 – Parlamentarizzare l’Associazione alfine di superare gli attuali limiti sul diritto di voto, sulla composizione del Parlamento e sulla giustizia, secondo i principi contenuti nel manifesto/ libro politico di Democrazia per Azioni.


Un esempio pratico di uno sciopero fiscale legalizzato?

 Il canone RAI.

Noi prevediamo che ci sia una legge che garantisca la possibilità di raccogliere ufficialmente tre milioni di firme (indicativamente il 5% della popolazione italiana), alfine di indire uno sciopero fiscale avente per oggetto il canone RAI.
Una volta avuto l’assenso formale da parte della Corte di Cassazione che si occuperà di verificare la validità delle firme raccolte, occorrerà avere un giudizio di merito da parte della Corte dei Conti; gli elementi di natura sostanziale che essa dovrà prendere in considerazione, saranno ad esempio gli ultimi bilanci (se sono in attivo o in passivo), la qualità del servizio, l’andamento degli indici di ascolto e così via.

Se la Corte dei Conti dovesse giudicare ammissibile la richiesta, allora tutti i cittadini quando dovranno pagare il canone RAI, senza alcun timore di ricorrere in particolari sanzioni, potranno liberamente farsi le seguenti domande:

“Sto pagando per un servizio che mi interessa, oppure il servizio è scadente, di fatto inutile?”

“La televisione pubblica sta rappresentando le diversità nella società o sta rappresentando solamente gli apparati dello Stato?”

Se tutti liberamente decideranno di pagare il canone RAI, significa che il servizio è buono ed in linea con le aspettative della gente; parimenti se qualcuno pensa di fare il furbo e non pagare nonostante il servizio gli piaccia, confondendo l’evasione fiscale con l’opportunità garantita da uno sciopero fiscale legalizzato, dovrà ricordarsi di fare i conti con la possibilità di avere un servizio peggiore o addirittura perderlo completamente qualora tutti facessero come lui, ne consegue che il cittadino avrebbe quindi un grande potere controbilanciato da una grande responsabilità.

Nel caso opposto, in cui dovesse mancare una percentuale rilevante del gettito garantito dal canone RAI, allora gli interessati – i politici nazionali che si occupano delle nomine del Consiglio d’Amministrazione e gli stessi dirigenti della televisione pubblica – dovranno fare i conti con un budget più limitato, e per questo non potranno che incolpare sé stessi perché il Popolo é sempre sovrano.

A questo punto, pensate che lo Stato ed i suoi apparati inizieranno ad adottare comportamenti più sani e responsabili, visto che il controllo del cittadino é diventato reale ed esigibile, oppure si continuerà sulla medesima falsariga di sempre, rischiando altri scioperi fiscali in altri settori della cosa pubblica?

 


Un altro esempio di uno sciopero fiscale legalizzato?

Spese militari per gli F 35.

Per l’acquisto di questi cacciabombardieri di nuova generazione l’Italia si è impegnata a spendere nei prossimi anni più di dieci miliardi di euro; a prescindere da ogni ragionamento relativo all’opportunità politica ed umana dell’acquisto, è plausibile che in tempi di crisi e ristrettezze economiche come quelli attuali, il Popolo si interroghi se queste disponibilità possano e debbano essere utilizzate secondo modalità differenti rispetto alle decisioni volute dal Governo.

Nel caso in cui vi fosse la possibilità legale di indire uno sciopero fiscale avente per oggetto i dieci miliardi necessari per l’accaparramento degli F 35 (approssimativamente l’1,2% della spesa pubblica complessiva italiana), si potrebbe iniziare la raccolta firme – il 5% della popolazione – da presentare alla Corte di Cassazione per un primo controllo formale.

Una volta esperito questo passaggio, si passerebbe alla Corte dei Conti, la quale, entrando nel merito, verificherà ad esempio la coerenza di questa spesa rispetto ai servizi statali per antonomasia come l’istruzione, la sanità, le politiche per il lavoro e così via.

Qualora la Corte dovesse dare il suo nulla osta, ogni cittadino sarà messo in condizione di poter pagare o meno quell’1,2% di IRPEF annuale sia esso lavoratore dipendente od autonomo, libero professionista, imprenditore o semplice pensionato.
Come nel caso precedente, il cittadino/contribuente si potrà porre liberamente la domanda se pagare o meno, senza il timore di ricorrere in sanzioni; unici giudici saranno la sua coscienza ed il suo buonsenso.

Ogni cittadino, nell’effettuare la propria scelta, dovrà tener presente che i comportamenti opportunistici saranno penalizzati: se si ritiene che gli F 35 siano in ultima analisi utili, ma si tenta comunque la sorte decidendo di non pagare, approfittando dello sciopero fiscale, si correrà il rischio di non avere un servizio che si giudica in fondo necessario.

Come nell’ esempio relativo al canone RAI, anche questa volta, se il gettito complessivo IRPEF sarà mancante di questo 1,2%, il Governo dovrà prendere atto che la spesa non è politicamente accettabile, quindi dovrà ritornare sulle proprie decisioni, le quali non potranno che essere alla lunga più conformi al reale volere del Popolo, vista l’ eventualità di uno nuovo sciopero fiscale su un altro capitolo di spesa della cosa pubblica, come ad esempio il finanziamento pubblico ai partiti.


Che cosa rappresenta la legalizzazione dello sciopero fiscale per l’Associazione Democrazia per Azioni?

La legalizzazione dello sciopero fiscale rappresenta lo strumento col quale la nostra Associazione Democrazia per Azioni intende rinnovare l’attuale concezione dello Stato: noi crediamo che esso stia rivelando sempre più i suoi limiti democratici, perché sempre più succube di lobbies economiche ed istituzioni tecnocratiche non democraticamente elette.


Quali sono gli obiettivi dell’Associazione democrazia per azioni?

Gli uomini, pur creati uguali, con le loro scelte vivono vite che sviluppano tra loro anche grandi differenze, tali differenze debbono essere messe al servizio dello Stato per arrivare alla vera uguaglianza che, insieme alla libertà – intesa come affrancamento da ogni dipendenza – ed alla tolleranza sta a fondamento della nostra felicità.

Per metterci al riparo da facili critiche diremo che, riguardo all’uguaglianza non bisogna pensare che i gradi di potere e ricchezza siano – per tutti – esattamente gli stessi; ma, quanto al potere, deve sempre esercitarsi sulla sola base del grado e delle leggi, quanto alla ricchezza, che nessun cittadino sia abbastanza ricco da potersene comprare un altro o che nessuno sia troppo povero da essere costretto a vendersi.

Tenteranno di definirci di destra, sinistra, nazionalisti o comunisti; l’unico obiettivo è il benessere materiale e morale non di una società indistinta, ma del maggior numero possibile di individui. Auspichiamo l’abbandono di una visione olistica della società, mediante la scoperta della centralità dell’individuo che si connota non già per l’appartenenza ad un determinato “corpo”, ma anzitutto per il suo carattere sociale e per il suo tendere alla felicità.

A tale scopo ricordiamo al lettore che la nostra Associazione fa riferimento al saggio e manifesto politico di Alessandro Bartoli; vi è la possibilità di scaricare e leggere l’intero documento in formato elettronico (circa un centinaio di pagine a seconda del formato) associandosi a Democrazia per Azioni su questo sito www.scioperofiscale.it.

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